Protezione civile, rifugi, attrezzature e infrastrutture di soccorso, sistemi di allerta: sono alcuni dei settori nei quali la Polonia investirà nei prossimi cinque anni attraverso un piano straordinario da circa 26 miliardi di euro per rafforzare la propria “civil defence”, annunciato dal primo ministro Donald Tusk. Il nuovo programma, che coprirà il periodo 2027-2031, prosegue quanto già avviato nel biennio 2025-2026, durante il quale il governo polacco ha destinato alla protezione della popolazione e alla difesa civile circa 8 miliardi di euro.

Complessivamente, quindi, tra il 2025 e il 2031 la Polonia prevede di destinare alla protezione civile e alla “civil defence” circa 34 miliardi di euro.

L’obiettivo del governo polacco è ammodernare il Paese e renderlo maggiormente capace di affrontare emergenze di protezione civile, sia di natura ambientale sia legate a situazioni di crisi e di sicurezza. E in questo secondo caso il riferimento alla Russia e al deterioramento dello scenario di sicurezza nell’Europa orientale è evidente.

I sette pilasti.

Il programma si regge su sette pilastri ed è affidato al Ministero dell’Interno. Il primo riguarda la disponibilità di rifugi, strutture di protezione collettiva e luoghi destinati al riparo temporaneo della popolazione. Il secondo punta invece sulla continuità dei servizi essenziali, a partire dalla disponibilità di energia, riscaldamento, acqua potabile e alimenti anche in condizioni di emergenza.

Il terzo pilastro riguarda la creazione di depositi e dei cosiddetti “punti di sopravvivenza”, pensati per garantire alla popolazione l’accesso ai beni essenziali durante una crisi. A questi si aggiungono il potenziamento dei mezzi e delle attrezzature di soccorso e la realizzazione di infrastrutture sanitarie capaci di continuare a operare anche in condizioni critiche.

Gli ultimi due pilastri riguardano infine la capacità di comunicare e quella di preparare la società alle emergenze: da una parte sistemi sicuri di comunicazione, allertamento e gestione delle informazioni; dall’altra la formazione della popolazione e, più in generale, la costruzione di una maggiore resilienza sociale.

Principio delle “72 ore”

L’obiettivo del governo polacco è dare ai cittadini gli strumenti e le risorse necessarie per affrontare in autonomia le prime 72 ore di una crisi, quando la capacità di intervento dello Stato può essere concentrata sulle situazioni più gravi.

Per farlo è previsto un piano di formazione della popolazione, accompagnato dalla creazione di centri dedicati. La formazione comprende la preparazione individuale e familiare alle emergenze, i comportamenti da adottare durante evacuazioni e allarmi, il primo soccorso, la risposta a incendi e blackout, la capacità di riconoscere differenti tipi di minaccia e anche elementi legati alla disinformazione e alla sicurezza delle informazioni.

Questo piano di formazione si affianca al “Manuale della sicurezza”, realizzato dal Ministero della Difesa, dal Ministero dell’Interno e dal Centro governativo per la sicurezza e pubblicato nel 2026.

È interessante perché il principio delle 72 ore viene tradotto in comportamenti estremamente concreti. Una famiglia dovrebbe essere in grado di affrontare autonomamente almeno tre giorni disponendo delle risorse fondamentali: acqua, alimenti, medicinali, illuminazione, radio e fonti energetiche alternative, oltre alla documentazione e agli oggetti necessari in caso di evacuazione.