Il testo elaborato dalla Commissione europea è approdato questa settimana al Comitato dei rappresentanti permanenti degli Stati membri dell’Unione europea, proseguendo così il suo iter legislativo. L’obiettivo della riforma è attribuire a Bruxelles un ruolo più strutturato nell’anticipazione delle crisi, nell’analisi dei rischi intersettoriali e nel coordinamento delle risposte. Il problema, infatti, è riuscire a coordinare e sostenere maggiormente le operazioni dei singoli Stati quando si trovano ad affrontare crisi di particolare intensità e complessità.
Fermo restando che le capacità operative e la gestione delle emergenze restano in capo agli Stati membri, l’Unione europea vorrebbe potenziare la propria cabina di regia centrale, partendo dalla consapevolezza che alcune crisi possono assumere una portata sistemica tale da richiedere una risposta coordinata a livello sovranazionale. La riforma, infatti, consentirebbe alla Commissione di acquistare direttamente mezzi, materiali e servizi di sostegno, oppure di finanziare gli Stati membri affinché provvedano autonomamente agli acquisti, con contributi che potrebbero arrivare fino al 100% dei costi ammissibili.
Crisi intersettoriali anche militari
La Protezione Civile europea sta prendendo lentamente coscienza della necessità di affrontare crisi che, per intensità e caratteristiche, potrebbero mettere a dura prova l’attuale sistema di risposta. La Commissione afferma esplicitamente che l’Unione deve prepararsi a crisi intersettoriali su vasta scala, compresa la possibilità di un’aggressione armata. Uno scenario che finora non era contemplato in maniera così esplicita nell’ambito della Protezione Civile europea. Ma soprattutto viene introdotta una distinzione essenziale: nelle emergenze sanitarie, climatiche o ibride, le autorità civili possono avere bisogno del sostegno delle forze armate; in caso di aggressione armata, invece, sono le forze militari a poter avere bisogno delle capacità civili. Questo significa immaginare un sistema di preparazione e risposta intrinsecamente dual-use, nel quale risorse, infrastrutture e capacità operative devono poter sostenere esigenze tanto civili quanto militari.
Richieste risorse e capacità produttive
La proposta della Commissione, che dovrà essere esaminata dagli Stati membri nell’ambito dell’iter legislativo europeo, prevede anche risorse economiche per rafforzare la capacità di risposta dell’Unione. Viene proposta una dotazione di oltre 10 miliardi di euro per il periodo 2028–2034, destinata al Meccanismo unionale di protezione civile e alla preparazione e risposta alle emergenze sanitarie. L’obiettivo è innalzare la capacità di reazione, soprattutto quando le crisi assumono rapidamente dimensioni tali da rendere insufficiente la risposta di un singolo Stato e necessario un coordinamento europeo per mobilitare maggiori risorse e capacità operative.
Il ruolo dei privati
In questo scenario entrano in gioco anche i privati, soprattutto per la necessità di reperire risorse in tempi rapidi e garantire la disponibilità di scorte e capacità operative. La Commissione potrebbe acquistare direttamente mezzi, materiali e servizi di sostegno, in particolare per colmare eventuali carenze nei trasporti e nella logistica, ricorrendo anche a procedure specifiche per le situazioni di urgenza. È inoltre prevista esplicitamente la possibilità che i soggetti privati contribuiscano attraverso donazioni di forniture di soccorso, da integrare nelle risorse europee ospitate dagli Stati membri, previa verifica dei requisiti di qualità e idoneità all’impiego.