Cosa potrebbe accadere in caso di un attacco russo al Regno Unito? Sono scenari che i governi, non solo quello britannico, analizzano e aggiornano costantemente e non soltanto rispetto alla Russia, anche se naturalmente la guerra in corso in Ucraina ha accelerato e reso sempre più dettagliate queste analisi. Per affrontare scenari di questo tipo si utilizzano diversi strumenti, tra cui i cosiddetti “wargame”: simulazioni che servono soprattutto a mettere alla prova piani, decisioni, coordinamento e ipotesi in un ambiente simulato.
Nel Regno Unito una di queste simulazioni è diventata la serie The Wargame che ne racconta le diverse fasi con protagonisti reali. La serie è costruita attorno a una simulazione geopolitica realistica: un attacco militare e informatico da parte della Russia sul territorio britannico, ambientato sei mesi nel futuro.
Anziché utilizzare attori tradizionali, lo show riunisce all’interno di una fedele riproduzione del COBR – la stanza di crisi del governo britannico a Whitehall – un cast trasversale composto da veri politici di primo piano, generali ed ex vertici dell’intelligence. I protagonisti devono reagire in tempo reale a imprevisti, breaking news fittizie, dossier d’intelligence e attacchi informatici, mostrando al pubblico come potrebbero essere prese alcune delle decisioni più drammatiche di fronte a un conflitto che coinvolge direttamente il Regno Unito. La serie è andata in onda per quattro giorni e si è conclusa con un ulteriore esperimento: un talk show di approfondimento trasmesso in diretta e condotto dalla giornalista britannica Cathy Newman, pensato per commentare quanto accaduto e realizzare una sorta di debriefing ragionato.
Scenario cognitivo.
È probabilmente questo l’aspetto più interessante dell’esperimento. The Wargame, ufficialmente definita da Sky come un “constructed documentary”, porta infatti molto più avanti il confine tra simulazione, informazione e intrattenimento. Non è certamente la prima volta che la televisione occidentale racconta scenari di guerra o grandi crisi attraverso simulazioni realistiche, né è il primo caso in cui veri ex decisori vengono coinvolti in un wargame pubblico. La novità sta piuttosto nella combinazione di tutti questi elementi e, soprattutto, nel rapporto che viene costruito con lo spettatore.
Si potrebbe definire uno “scenario cognitivo”: non una previsione di ciò che accadrà e neppure una semplice rappresentazione di ciò che potrebbe accadere, ma la costruzione di uno scenario sufficientemente realistico da permettere al pubblico di pensare l’impensabile come qualcosa di concretamente possibile. La guerra non viene collocata in un futuro lontano, in un universo distopico o in una realtà alternativa. Avviene tra sei mesi, nel Regno Unito di oggi, contro un avversario reale, attraverso strumenti militari, informatici e informativi già esistenti e davanti a decisori che hanno realmente occupato posizioni di responsabilità politica, militare e di intelligence.
Ed è proprio questa compressione della distanza tra realtà e simulazione a rendere The Wargame qualcosa di diverso dalla normale rappresentazione televisiva della guerra. Lo spettatore non è chiamato soltanto a domandarsi “cosa succederebbe?”, ma viene progressivamente portato dentro la catena delle conseguenze: un’informazione richiede una decisione, una decisione produce una reazione e quella reazione modifica lo scenario successivo. La simulazione diventa così uno strumento attraverso il quale rendere cognitivamente accessibile un rischio che, pur essendo considerato e studiato dagli apparati dello Stato, rimane normalmente astratto per gran parte della popolazione.
È questo forse il passaggio più rilevante. Per decenni una parte consistente delle società occidentali ha potuto considerare una guerra combattuta direttamente sul proprio territorio come uno scenario remoto. The Wargame non sostiene che una guerra con la Russia sia inevitabile e neppure che lo scenario rappresentato sia quello che realmente si verificherebbe. Fa qualcosa di diverso: elimina temporaneamente l’ipotesi dell’impossibilità e costringe lo spettatore a confrontarsi con la possibilità.
In questo senso lo “scenario cognitivo” può diventare qualcosa di più di un format televisivo. Può essere uno strumento di preparedness: non prepara materialmente la popolazione a una guerra, ma contribuisce a costruire il presupposto cognitivo della preparazione, cioè la capacità di riconoscere come possibile uno scenario estremo prima che questo si verifichi.